
-Recensioni e trama di film mai distribuiti in Italia.
-Recensioni e trama di film distribuiti solo in dvd in Italia (o blu-ray).
Per chi ha fretta, per chi vuole una sintesi, ecco poche righe per capire se il film che si vuole vedere, comprare o magari downloadare (legalmente, ci raccomandiamo) è quello che ci interessa davvero vedere.
Ma qui troverai solamente titoli che da noi sono usciti solo in DVD, o passati fugacemente in due sale di periferia o i film mai distribuiti in Italia in alcun modo né tradotti.
Una manciata di nuovi film ogni settimana con trama e recensione, per una celere lettura, per tutti gli amanti della Settima Arte, anche quella meno pubblicizzata.
In sintesi, alla fine di ogni pezzo, il suggerimento sulla visione del film:
1) Da non perdere
2) Da vedere
3) Si può vedere
4) Se non avete altro da fare...
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Tema: Linen di The Theme Foundry
Recensione: DARK STREETS di Rachel Samuels (USA, idem, 2008).
“Vedi, Chaz è stato maledetto e benedetto con un grande cuore. I grandi cuori si spezzano velocemente. Benvenuto nel Blues.”
Una gradita sorpresa, un piccolo film che certamente meritava una maggiore circolazione e fortuna. Dark Streets è un film sul e dal Blues – il cui termine originale era inteso come to have the blue devils, cioè avere i «diavoli tristi», percepiti come indefinite entità che, il più delle volte capricciosamente, s’impossessavano del cantante o musicista blues. Insomma un film sul dolore, come dice all’inizio la voce narrante che spiega il tormentato dramma a cui assisteremo. La critica oltreoceano è stata un po’ severa con l’opera seconda di Rachel Samuels, ma noi vogliamo vedere il suo film (tratto da una pièce di Glenn M. Stewart, anche produttore che ha curato pure il mood musicale) per quello che vuole essere: un noir moderno senza tempo, con omaggi più o meno diretti a Bubsy Berkeley. Dark Streets è un oggetto, un oggetto proprio. Tutto il film va visto in questo modo: come se i set, gli attori, le luci, i dialoghi fossero consapevolmente in posa per riprodurre la magia del noir classico, senza che la magia si concentri sull’esserlo o ricrearlo. E’ solo (ri)aggiornato nella forma, descritta con un’eleganza visiva fuori dal comune. Questo film è come la cover di una stupenda canzone, di cui qualcuno si è permesso di riscrivere il testo: non importa se quest’ultimo non è strabiliante come nella canzone originale, perché l’arrangiamento e l’interpretazione hanno la stessa anima del pezzo originale. Vale la pena leggere questa intervista alla regista per farsi un’idea più precisa su questo lungometraggio. Per essere un film con un modesto budget, non possiamo che essere ammaliati da quello che la Samuels – in collaborazione con il 35mm di Sharone Meir e le scenografie di Frank Bollinger – è riuscita a fare: il noir si addentra nel musical (il film contiene 9 canzoni originali interpretate da altrettanti nomi celebri del blues), il musical nel noir e, tra le increspature di questi frammenti di puzzle, si annida il triste e perpetuo decadimento dell’umanità, come un paradossale contrappunto a tanto sfuggente lusso visivo. Tranne Elias Koteas, il cast non annovera nomi davvero noti: eppure tra loro il talento si spreca, se si pensa che, tanto per dire, Bijou Philips le ha cantate davvero le canzoni che si sentono. Ma anche Izabella Miko è una convincete gold digger. Se al CineVegas International Film Festival (prima che chiudesse per la scomparsa del suo chairman Dennis Hopper) il film ha vinto il premio Speciale della Giuria con la motivazione for the collaborative craftsmanship in achieving its visual splendor and showmanship, qualcosa vorrà pur significare. Consigliato in genere, e d’obbligo per gli amanti del blues.
Il consiglio: da vedere.
Scheda del film su IMDB e compra il film su Amazon.
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