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Recensione: THE COMPANY MEN di John Wells (USA, idem, 2010).

aprile 13, 2011

Coraggioso spaccato di vita post crisi globale, con un cast da applauso.

Bobby Walker vive il sogno americano: ha un lavoro con uno stipendio a sei cifre, una bella famiglia e una Porsche parcheggiata in garage. La sua vita viene però sconvolta quando la multinazionale per cui lavora, a seguito di una fusione con un’azienda più grande, lo licenzia insieme ai suoi colleghi Phil Woodward e Gene McClary. I tre sono quindi costretti a ridefinire radicalmente la loro vita da uomini, mariti e padri. Bobby va a lavorare nell’impresa edile del cognato Jack Dolan, dove la sua abilità negli affari non è certo richiesta, e dove ritroverà l’entusiasmo verso la vita.

Tanto di cappello al coraggio di John Wells. Coraggio progettuale e produttivo che rimanda alla sana corrente hollywoodiana impegnata e che non si volta dall’altra parte di fronte ai turbamenti della società attuale. John Wells ha un passato produttivo di tutto rispetto alle spalle e The Company Men segna il suo esordio nella regia del lungometraggio cinematografico, un esordio nel segno della sobrietà drammatica e del rispetto per la materia trattata: la crisi globale post 2008 e la spregiudicatezza morale dei piani alti delle compagnie nel tagliare, smantellare e lucrare sulle spalle dei piani bassi. Il regista, che è anche autore della sceneggiatura, filtra l’argomento attraverso l’introspezione psicologica e i rapporti familiari dei tre (benestanti) executives improvvisamente fatti fuori. Un cinema classico, che non manca però di mettere il dito nella piaga su un sistema marcio perché privo ormai di qualsiasi forma di empatia: e si affida a un gruppo di interpreti che sente la responsabilità dei ruoli loro assegnati, e cerca di immergervisi con onestà recitativa (a noi sono piaciuti tutti gli interpreti, ma una segnalazione particolare la facciamo alla meno nota Rosemarie DeWitt). Wells gira un film trattenuto, non cerca lo spettacolo e non c’è alcuna catarsi, per l’autore l’unica chance sta nel rimboccarsi le maniche per tornare a galla (chi ha le forze per farlo) cercando di trarre lezione da ciò che si è subito. Certo, forse alcuni escamotage sono facili, quasi nostalgici (come il personaggio di Jack, carpentiere, che darà un aiuto morale a Bobby, offrendogli un posto da falegname edile, perché lì c’è la vera produzione, lì si vede il frutto del proprio sudore), ma nei titoli di coda comunque l’amara verità (quella reale) viene sbattuta in faccia. Il film, c’era da immaginarsi, non è andato benissimo al botteghino, in parte rifiutato dagli spettatori per la paura di vedere sullo schermo quello che potrebbe, forse, capitare anche a loro o a chi sta loro affianco. In Italia il film sarà a breve distribuito solo in DVD dalla 01. Purtroppo. P.s.: consigliamo il confronto del film con quest’altro titolo.

Il consiglio: da vedere.

Scheda del film su IMDB e compra il film su DVD.it

Trailer: 

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